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La Gavinell in prima linea per salvare polli e tacchini nostrani
Polli romagnoli e Tacchini di Parma, specie rare e in via di estinzione, alla Gavinell circa 300 esemplari vengono custoditi, allevati e protetti con cure amorevoli.
Il progetto finanziato dalla Provincia di Parma e dall'Università di Parma, è coordinato dal Prof. Alberto Sabbioni e dal Dr. Giuseppe Gorreri, che hanno individuato nel Giardino Botanico Gavinell l'ambiente ideale per preservare queste preziose specie avicole autoctone dal pericolo d'estinzione.
La tutela della biodiversità
in zootecnica appare oggi, infatti, un obiettivo primario, legato in
particolar modo all’aumento della sensibilità verso problematiche di
conservazione dell’ambiente rurale e di recupero delle qualità delle
produzioni alimentari di un tempo.
È noto che l'avicoltura in Italia, come negli altri paesi a zootecnia avanzata, si rivolge ormai a “ibridi commerciali”,
a diffusione cosmopolita, in grado di ottenere prestazioni molto
intense in brevi tempi. Ciò con riferimento sia alla produzione di
carne che di uova. Le razze autoctone ancora presenti, escluse da tempo
dal circuito produttivo negli allevamenti intensivi, rappresentano
quindi un serbatoio di variabilità molto importante, e la loro
scomparsa potrebbe portare alla perdita di un patrimonio genetico
potenzialmente utile, in relazione all'adattamento dei soggetti, alla
qualità dei prodotti o alla resistenza ad agenti patogeni.

Una recente indagine condotta a livello nazionale,
relativa alla identificazione delle razze avicole e ad una stima della
loro consistenza, ha concluso che circa il 61% delle razze storicamente
conosciute deve considerarsi ormai estinto, il 13% minacciato, il 17%
scarsamente diffuso e solo il 9% diffuso. Anche se le informazioni, su
alcune delle razze allora considerate estinte, sono state
successivamente aggiornate in senso positivo, le indicazioni della
ricerca orientano verso una seria preoccupazione nei confronti del
mantenimento della biodiversità in campo avicolo.
Da un punto di vista scientifico, la progressiva riduzione della variabilità genetica all’interno
delle razze c.d. cosmopolite, se da un lato soddisfa le esigenze di una
parte degli operatori di filiera (omogeneità delle produzioni e delle
tecniche di lavorazione e trasformazione della carne), dall’altra deve
seriamente preoccupare, dal momento che: a) rende gli animali meno
flessibili nelle loro risposte ad improvvise variazioni ambientali o a
patologie poco note o emergenti, b) espone le produzioni animali ad un
appiattimento quanti-qualitativo, con ripercussioni negative per il
consumatore, c) contribuisce alla riduzione dell’attività zootecnica
nei comprensori in possesso di minori potenzialità economiche,
contribuendo al loro degrado sociale ed ambientale.
E’ evidente che tale attività non si deve porre in alternativa
alla avicoltura tradizionale, ma semplicemente rappresentare un
complemento della stessa, utile per particolari tipologie produttive,
rappresentate essenzialmente dagli allevamenti all’aperto, biologici e
non.
Le razze oggetto di studio presso l’Università di Parma sono rappresentate dal pollo Modenese, dal pollo Romagnolo e dal tacchino di Parma e Piacenza.
POLLO MODENESE
Descritto già dagli inizi
del secolo scorso (Mazzon, 1932), non è una razza primitiva, poiché
sembra che derivi da incrocio, e successivo meticciamento, fra le razze
Livorno dorata, Livorno bianca e Megiarola; è caratterizzata dalla
presenza di soggetti di taglia medio-grande (peso vivo nel maschio kg
2,5-3,2, nella femmina kg 1,9-2,6) con livrea dorata frumento o dorata
frumento blu. Produce uova a guscio bianco, con peso medio attorno a
50-55 g.
La consistenza attuale, legata all’attività di recupero finora
operata presso l’Università di Parma, ammonta a circa 300 riproduttori,
distribuiti essenzialmente nelle province di Parma, Reggio Emilia e
Modena.
POLLO ROMAGNOLO
Il pollo Romagnolo è
invece una razza primitiva di pollo, piuttosto uniforme nei caratteri,
di taglia un poco sotto la media, definita già da Trevisani (1936) come
il “tipo perfetto della gallina di fattoria e per i campi estesi”. E’
caratterizzata da una cresta semplice di grandezza media, diritta nel
gallo e piegata nella gallina, di colorito rosso intenso, tessitura
fine senza presenza di granulazioni. I bargigli sono alquanto
sviluppati, gli orecchioni di forma ovale, piccoli, colore crema
chiari, lisci, talvolta ombreggiati di blu specie nei soggetti giovani.
La pelle varia di colore e può essere gialla o bianca. I tarsi variano
dal giallo puro al giallo maculato, al verdognolo ed al totalmente
scuro. La livrea è alquanto varia, come dimostrato anche dalle poche
foto dell’epoca, ma sono comuni il mantello argentato, il grigio “argento fiocchi neri”, il rosso dorato "oro fiocchi neri",
il bianco e il perniciato. Il peso del gallo va dai 2,0 ai 2,5 kg,
quello della gallina è di circa 2,0 kg. Il pollo Romagnolo è
considerato particolarmente robusto e con un comportamento “selvatico”
che lo spinge, avendone la possibilità, a passare la notte sui rami
degli alberi, piuttosto che nel pollaio; la fetazione media annuale
raggiunge le 150 uova del peso medio di 55 g. Questa razza fu oggetto
di selezione sia presso la Stazione Sperimentale di Pollicoltura di
Rovigo, sia presso l’Ispettorato Provinciale dell’Agricoltura di
Ravenna, che ottenne gruppi omogenei di varietà dorata e grigia. Il
pollo Romagnolo, a causa della localizzazione geografica del suo
allevamento in zone votate all’allevamento avicolo di tipo industriale,
subì nel secolo scorso numerosi incroci e venne gradualmente sostituito
nelle zone di origine con razze più precoci e produttive.
L’attuale consistenza, legata all’attività di recupero finora
operata presso l’Università di Parma, ammonta a circa 500 riproduttori,
distribuiti essenzialmente nelle province di Parma, Modena,
Forlì-Cesena e Ravenna.
TACCHINO DI PARMA E PIACENZA
Descritto
già in testi di Avicoltura della metà del secolo scorso (Vecchi A.,
1944; Cornoldi G., 1965), è una razza rappresentata da soggetti di
taglia alquanto più grossa rispetto ad altri tacchini locali e con
piumaggio per lo più grigiastro, privo di riflessi cangianti, e quindi
non suscettibile ad essere confuso con il tacchino di colorazione
Bronzata, tipico degli allevamenti industriali. La pelle del tacchino
di Parma e Piacenza è di un color bianco intenso, tanto da
rappresentare un parametro di distinzione delle carcasse con quelle del
tacchino di Romagna, dotato invece di pelle giallastra.Dopo la
segnalazione di alcuni capi nella zona collinare di Piacenza,
prontamente recuperati e riprodotti, altri animali sono stati reperiti
in periodi successivi nella zona di Parma.
Attualmente la
popolazione ammonta a non più di cinquanta soggetti adulti, per cui al
momento l’azione di salvaguardia non può sicuramente considerarsi
conclusa.
Grazie all’interessamento della Provincia di Parma si è avviata in
questi ultimi tre anni la reintroduzione di queste razze sul territorio
provinciale, attraverso la fornitura di uova o pulcini agli allevatori
che ne hanno fatto richiesta.
L’obiettivo è quello di arrivare in breve ad un nucleo di “allevatori custodi” che garantiscano la sopravvivenza delle razze ed anche una loro valorizzazione economica.
Il
numero delle uova e dei soggetti distribuiti a quanti ne hanno fatto
richiesta è stato, a partire dal 2003 e fino ad oggi, pari a oltre 1000
uova e 2000 fra pulcini e tacchinotti, a dimostrazione dell’interesse
reale che l’iniziativa suscita in quanti sono coinvolti, a vario titolo
(allevatori, ristoratori, titolari di attività di agriturismo e
fattorie didattiche, semplici appassionati, ecc.) nell’allevamento
delle specie da cortile. Va poi notato che, a seguito del lavoro
svolto, anche le istituzioni delle zone di origine hanno manifestato
interesse: ad esempio, il pollo Romagnolo, salvato dal pericolo di
estinzione a Parma è stato reintrodotto nella sua zona di origine, dove
gode attualmente di un particolare interesse, legato al suo utilizzo
nella ristorazione.
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